Solo l’8% dei professionisti italiani rispetta l’orario d’ufficio
Solo l’8% dei professionisti italiani rispetta l’orario d’ufficio standard
Lavorare oltre l’orario d’ufficio è ormai la norma per molti professionisti italiani. Secondo una recente indagine di Robert Walters, solo l’8% dei lavoratori dichiara di rispettare puntualmente l’orario standard (9:00-18:00), mentre quasi la metà (48%) inizia prima o termina più tardi. Un ulteriore 38% modula la propria giornata in base al carico di lavoro.
Il fenomeno non sorprende: per il 62% dei professionisti, il carico di lavoro è oggi “impegnativo”. Le principali motivazioni per prolungare la giornata lavorativa includono il recupero di attività arretrate e il rispetto delle scadenze (53%), oltre alla necessità di coordinarsi con colleghi in fusi orari diversi (9%).
“Nonostante inflazione e incertezza economica frenino i piani di assunzione, le aziende si aspettano lo stesso livello di produttività. I nostri dati evidenziano come molti professionisti italiani prolunghino la propria giornata per gestire il carico di lavoro o restare allineati con team internazionali”, commenta Walter Papotti, Associate Director di Robert Walters Italia.
Sempre connessi, sempre disponibili
La pressione dell’essere reperibili 24/7 è crescente. Un sondaggio Robert Walters rivela che il 51% dei lavoratori italiani controlla le email anche durante le ferie. A livello globale, il Work Trend Index di Microsoft parla di “infinite workday”: il 40% dei professionisti consulta la posta già dalle 6 del mattino, il 29% in tarda serata e il 20% nei weekend. Inoltre, le riunioni dopo le 20:00 sono aumentate del 16% su base annua.
“Per evitare che i professionisti si sentano obbligati a essere sempre reperibili, è importante introdurre pratiche più sostenibili, come il time-zone tagging nelle email o la pianificazione anticipata delle call internazionali”, aggiunge Papotti.
Obiettivi crescenti, risorse limitate
Con l’hiring freeze in molte aziende italiane, il peso delle attività ricade sui team esistenti: il 45% dei datori di lavoro redistribuisce le mansioni tra i dipendenti, mentre il 18% assume profili meno esperti per coprire le necessità operative.
La mancanza di investimenti nel talento e l’aumento dei costi spingono alcune aziende verso l’esternalizzazione di attività in paesi a basso costo: il 41% dei manager globali indica l’accesso a competenze specifiche come principale motivazione, e il 39% il risparmio economico.
Ripensare la giornata lavorativa
Per contrastare il sovraccarico, il 75% dei professionisti italiani ritiene utili le “power hours”: fasce orarie dedicate al lavoro individuale senza interruzioni, per aumentare produttività e focus.
“Normalizzando una cultura di superlavoro aumentano i rischi di burnout, turnover e calo della motivazione. Il cambiamento deve partire dai vertici: stabilire linee guida chiare e comunicare la disponibilità dei team è fondamentale”, conclude Papotti.
Sala Stampa Robert Walters Italia
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